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Coperture Zintek per gli edifici dei Giardini Reali di Venezia
Un intervento di restauro conservativo che unisce antico e nuovo e ristabilisce le connessioni tra le diverse anime del luogo
Autore: zintek
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20/11/2020 - Un progetto di restauro conservativo è, per sua natura, un intervento di recupero e restituzione. L’intento primario è quello di proiettare un edificio verso il futuro, tenendo insieme l’antico e il nuovo. Non solo. Nel restauro conservativo c’è un altro obiettivo, ben più alto: quello di ristabilire la connessione fra le componenti di un’area, per creare un dialogo tra paesaggio e manufatto. Il restauro conservativo mette ordine, ristabilendo l’armonia tra le parti costruite e la natura.

Un restauro, però, si rivela veramente vincente se è anche innovativo, quando, cioè, le istanze storiche si conciliano pienamente con quelle funzionali, economiche e di sostenibilità. L’innovazione è dettata prima di tutto dall’uso dei materiali, che devono essi stessi essere sostenibili e funzionali.

I Giardini Reali di Venezia, voluti da Napoleone Bonaparte nei primi anni dell’Ottocento, sono stati riaperti nel dicembre 2019 grazie a un complesso restauro promosso e realizzato da Venice Gardens Foundation. La Fondazione, che in virtù dell’Atto di Concessione Demaniale, con spirito di mecenatismo curerà nel tempo la gestione e la crescita dei Giardini, si è avvalsa, per il restauro botanico, dell’opera dell’architetto Paolo Pejrone e, per il restauro architettonico e di ripristino della Serra, dell’architetto Alberto Torsello di TA Torsello Architettura, che ha ripreso e interpretato i disegni degli architetti Carlo Aymonino e Gabriella Barbini.

Connessi nuovamente a Piazza San Marco attraverso lo storico ponte levatoio, i Giardini Reali, di pubblico accesso, si estendono per una superficie di circa 5.000 metri quadrati, si affacciano sul Bacino marciano e sono circondati da canali sui quali prospettano il Museo Correr, le Sale Imperiali del Palazzo Reale, il Museo Archeologico Nazionale e la Biblioteca Marciana.

Dagli anni ’50 del secolo scorso i Giardini napoleonici, motivo di vanto della città per tutto l’Ottocento, avevano perso progressivamente l’equilibrato rapporto con le architetture contigue e da qualche decennio versavano in stato di grave difficoltà. Anche la Cafèhaus, il padiglione neoclassico realizzato dall’architetto Lorenzo Santi tra il 1816 e il 1817, riportava evidenti criticità, mentre il pergolato ottocentesco in ghisa, la cancellata e lo storico ponte levatoio erano in stato di abbandono.

Per le coperture degli edifici all’interno dei Giardini Reali, in particolare la serra, si è voluto usare un materiale che si ponesse come l’evoluzione, la versione contemporanea, del piombo, in una sorta di continuità con il piombo presente sulla cupola del padiglione del Santi e su numerose altre cupole di Venezia.

Zintek si è dimostrata il partner ideale per realizzare quest’opera. Il suo laminato in zinco-titanio è stata la soluzione migliore, non solo per gli aspetti ecologici e funzionali, ma anche paesaggistici e formali. Zintek è stata in grado di dialogare con il progettista, di comprendere le esigenze e individuare le soluzioni anche in contesti delicati come il giardino della piazza più famosa del mondo.

In questo progetto lo zinco titanio zintek ha un ruolo fondamentale, il ruolo di materiale futuribile. Fa dialogare l’antico con il nuovo, si omogenea all’ambiente circostante, si fonde con gli stili preesistenti.

Vista dal bacino di San Marco, la nuova serra con la copertura in zinco titanio è come se avvinghiasse il padiglione del Santi in modo del tutto naturale, come se fosse sempre stata lì. Il rapporto con le ombre, con i colori, con le cupole è esso stesso un dialogo fra nuovo e antico. Il valore cromatico dello zinco titanio è un elemento fondante: è il colore della luce, è il colore del piombo, ha un forte valore estetico perché asseconda la luce senza frapporsi ad essa.

Non era semplice mettere vicino all’architettura neoclassica una nuova architettura – spiega il progettista Alberto Torsello – e su questo mi ha aiutato molto il materiale. Materiale innovativo perché parte dalla tradizione, cioè dalla metallurgia, avendo, però, in sè prestazioni altissime per resa e durabilità. Permette di godere di un rapporto con la materia e nello stesso tempo ha le caratteristiche di materiale futuribile”.

I concetti che meglio sintetizzano il significato di questo intervento sono tre: rigenerazione urbana, riattivazione di connessioni, restituzione di un paesaggio. In pratica, il restauro ha ristabilito le connessioni fra le componenti dell’area che erano andate perdute e ha riattivato il collegamento diretto fra piazza e giardini creando un sistema di circolazione che mette in dialogo le parti, in un nuovo rinascimento architettonico.

La sostenibilità che esprime, grazie all’utilizzo dello zintek, non significa solo eco-compatibilità, ma anche recupero delle energie del passato, come facevano architetti e costruttori nei secoli scorsi. Il concetto di riutilizzo ben si incarna con il materiale in zinco-titanio zintek, riciclabile al 100%.

È un progetto di valore anche perché è made in Venice: la territorialità dei suoi attori diventa importante e decisiva per il successo dell’intervento. Le connessioni progettuali e architettoniche sono lo specchio delle connessioni reali tra lo studio veneziano TA Torsello Architettura e l’azienda Zintek, da 80 anni radicata nel sito produttivo di Porto Marghera.

“Il confronto costante e proficuo con l’azienda – dice ancora l’architetto Torsello – è stato importante: ci ha permesso di proseguire speditamente e in maniera proficua”.


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