A Porta Venezia Design District la mostra Realia di Sabrina Ratté
Al MEET Digital Culture Center un’esperienza sensoriale e concettuale in cui tecnologia e biologia si intrecciano per ridefinire il nostro rapporto con l’ambiente
Sabrina Ratté - Cyberdelia_Waves | Courtesy of Galerie Charlot
27/03/2025 - Un viaggio tra natura e artificio, memoria e futuro, alla ricerca di nuovi modi di abitare e immaginare il mondo: la mostra Realia di Sabrina Ratté è tra gli eventi di punta di Porta Venezia Design District alla Milano Design Week 2025. Un’esperienza sensoriale e concettuale in cui tecnologia e biologia si intrecciano per ridefinire il nostro rapporto con l’ambiente.
La mostra si terrà al MEET Digital Culture Center – primo Centro Internazionale per l’Arte e la Cultura digitale in Italia, nato a Milano con il supporto di Fondazione Cariplo e fondato da Maria Grazia Mattei – che sarà anche quest’anno headquarter di Porta Venezia Design District.
La mostra Realia è la prima personale italiana della visual artist québécoise Sabrina Ratté. Il progetto esplora la convergenza tra tecnologia e biologia, interrogando il nuovo rapporto tra natura e ambiente digitale. Attraverso un percorso espositivo immersivo – che si inserisce perfettamente nel programma MEET the Nature che affronta il tema della natura in chiave critica e innovativa, al di là della semplice discussione su riciclo e sostenibilità – l’artista indaga l’interazione tra materialità, virtualità e spiritualità, proponendo scenari speculativi in cui il mondo naturale si evolve in simbiosi con i residui della civiltà tecnologica. Un viaggio reso possibile grazie anche al supporto di Haiki+, azienda leader nel settore dell’ambiente e dedita al riciclo, al recupero e al trattamento dei rifiuti industriali applicando i principi di economia circolare.
«In un’epoca in cui l’impronta dell’uomo sul pianeta si manifesta anche attraverso i rifiuti che lascia dietro di sé, “Realia” esplora le interconnessioni tra scarti, ecosistemi e tecnologia, interrogandosi su come i residui dell’attività umana possano trasformarsi in nuovi ambienti e forme di vita», sottolinea Maria Grazia Mattei, curatrice della mostra e presidente di MEET. «L’opera di Ratté si muove tra biologia e ambiente, immaginando paesaggi in cui i rifiuti abbandonati si fondono con elementi organici e artificiali, dando origine a mondi post-antropocenici. Le sue creazioni evocano realtà in cui il digitale, il residuo e il vivente si intrecciano, suggerendo un ecosistema in continua metamorfosi, dove gli scarti diventano materia per nuove forme di esistenza e memoria».
Una sinergia proficua quella tra MEET – da sempre attento alle grandi sfide sociali e ambientali emergenti e alle riflessioni sulla relazione tra uomo, tecnologia e natura in una prospettiva inter-specistica e non antropocentrica – e Haiki+, che si distingue in particolare per l’attenzione dedicata al mondo dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), impegnandosi nella raccolta, nel recupero e nel trattamento di apparecchiature elettriche ed elettroniche, mirando a valorizzare i materiali preziosi che contengono.
Le opere di Sabrina Ratté trasformano l’immagine digitale in un mezzo malleabile, modellato attraverso scansioni 3D, sintetizzatori video analogici, intelligenza artificiale e animazioni digitali. La sua pratica artistica abbraccia video, installazioni interattive e sculture digitali, creando ecosistemi in cui il vivente e il non vivente si fondono. In Inflorescences (2023), la natura muta per coesistere con i rifiuti elettronici, ridefinendo l’idea stessa di ecosistema e di coabitazione tra organismi e scarti umani. Cyberdelia (2024), invece, esplora il rapporto tra intelligenza artificiale e percezione umana attraverso un’interazione con il pubblico basata su simboli e casualità, evocando le utopie cyberculturali degli Anni 80 e 90.
In Plane of Incidence I e II (2024), oggetti abbandonati vengono digitalizzati e trasformati in nuove forme di vita, riflettendo sull’agentività degli oggetti, ossia sulla loro capacità di azione, e sulle imprevedibili evoluzioni della materia. Floralia (2021), ispirata agli scritti di Donna Haraway e Ursula K. Le Guin, trasporta lo spettatore in un futuro speculativo in cui specie vegetali estinte sono conservate digitalmente, in un archivio dove memoria e percezione si sovrappongono, sollevando interrogativi sulla continuità tra il passato e il futuro.
Attraverso una fusione di estetica, poesia e riflessione filosofica, Realia mette in evidenza intuizione, connessione emotiva e senso critico come strumenti per affrontare le sfide ambientali contemporanee. Il lavoro di Ratté si colloca all’incrocio tra arte, scienza e tecnologia, investigando la trasformazione degli ecosistemi nel digitale e il modo in cui percepiamo il mondo attraverso i media elettronici.
MEET - photo Michele Nastasi
Sabrina Ratté - Inflorescences | Courtesy of Galerie Charlot
Sabrina Ratté - Floralia | Courtesy of Galerie Charlot
Photo Ymei Wang - Fotografiska Shanghai 2024
Sabrina Ratté - Plane of Incidence | Courtesy of Galerie Charlot
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